COSA VEDERE

Museo Etnografico MEOC
Museo Etnografico MEOC

MUSEO ETNOGRAFICO MEOC / Nato nel 2004 il Museo MEOC è uno dei musei etnografici più grandi della Sardegna. Nelle varie sale espositive si possono scoprire gli usi e i costumi della vecchia Gallura. www.museodiaggius.it

Museo del banditismo
Museo del banditismo

MUSEO DEL BANDITISMO / In questo piccolo ma unico museo si narra la storia del banditismo in Sardegna dal 700 al 900. Aggius è conoscito per aver dato i natali ad uno dei banditi più conosciti della Sardegna: Sebastiano Tansu, il Muto di Gallura. www.museodiaggius.it

Museo AAAperto
Museo AAAperto

MUSEO AAAperto / L’arte contemporanea, la fotografia, Maria Lai e i suoi telai, tutto questo fa parte del Museo AAAperto. Il centro storico del paese diventa un museo all’aperto dove artisti e visitatori si intrecciano. www.museodiaggius.it

Centro Storico
Centro Storico

CENTRO STORICO / Oltre ad ospitare il Museo AAAperto il centro storico di Aggius è ricco di vie e piazze dove ognuna di esse racconta una storia.

Valle della Luna
Valle della Luna

VALLE DELLA LUNA / Conosciuta anche come “Piana dei grandi sassi” è sicuramente uno dei paesaggi più conosciuti della Gallura. Si trova a 4 km dal paese in direzione di Trinità D’Agultu.

Strada Panoramica
Strada Panoramica

STRADA PANORAMICA / Aggius è anche “granito”. Lungo la strada panoramica è possibile ammirare le montagne e le rocce che circondano il paese.

Nuraghe Izzana
Nuraghe Izzana

NURAGHE IZZANA / Situato all’interno della Valle della luna il Nuraghe Izzana è uno dei pochi nuraghi della Sardegna costruito a base triangolare.

Laghetto Santa Degna
Laghetto Santa Degna

LAGHETTO SANTA DEGNA / A pochi passi dal centro abitato il laghetto è uno dei luoghi più caratteristici di Aggius. Attrezzato con area pic-nic e un piccolo chiosco.

Tamburo del Diavolo
Tamburo del Diavolo

TAMBURO DEL DIAVOLO / Narra la leggenda che ogni giorno, al calar della sera, il diavolo si affacciava sul monte “Tamburu” e, piantati gli enormi piedi sullo stesso e poggiate le mani su un altro masso antistante lo faceva traballare emettendo dei boati simili al rullo di un gigantesco tamburo, pronunciando con voce profonda e roca la terribile minaccia: “Aggju meu, Aggju meu, e candu sarà la dì chi ti z’aggju a pultà in buleu?”.